Lo stress post-traumatico
Si parla molto del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), ma che cos'è esattamente? Si può soffrire di stress post-traumatico anche senza aver vissuto direttamente un evento traumatico? Cercheremo di rispondere insieme a tutte queste domande.
Le informazioni essenziali
- Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è un disturbo psichiatrico che può insorgere dopo un evento traumatico e interessa il 5-12 % della popolazione.
- I sintomi principali sono la riviviscenza (flashback, incubi), l'evitamento (emotivo, cognitivo e comportamentale), l'ipervigilanza e i disturbi dell'umore.
- Si distinguono il PTSD di tipo 1 (evento isolato e improvviso) e di tipo 2 (esposizioni ripetute e prolungate); può svilupparsi anche senza aver vissuto direttamente l'evento.
- Se non trattato, può diventare cronico (nel 20 % dei casi) e portare a fobie, dipendenze o depressione.
- L'EMDR e la TCC, in particolare attraverso l'esposizione in realtà virtuale, sono tra le terapie più efficaci.
1. CHE COS'È IL DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO?
Secondo la definizione dell'INSERM (Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica), il disturbo da stress post-traumatico rientra tra i disturbi psichiatrici che possono insorgere dopo un evento traumatico. Il PTSD (disturbo da stress post-traumatico) può avere importanti conseguenze psicologiche anche molto tempo dopo l'evento.
Il disturbo da stress post-traumatico interessa circa il 5-12% della popolazione. Tuttavia, come accade per molte patologie, questa cifra è probabilmente sottostimata, poiché alcune persone non ricevono una diagnosi.
In altre parole, il disturbo da stress post-traumatico può essere associato a un forte shock emotivo. Questo shock può influire direttamente sulla vita quotidiana della persona che ne soffre, in diversi modi.
2. QUALI SONO I SINTOMI DEL DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO?
Numerosi sintomi accompagnano il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Tra i sintomi principali troviamo:
La riviviscenza
La riviviscenza consiste nel “rivivere” l’evento in modo ripetuto. Le persone possono rivivere il trauma in modi diversi: attraverso flashback ripetuti, che fanno rivivere loro interamente la scena; pensieri e immagini intrusivi involontari legati all’evento traumatico; incubi ricorrenti. Qualsiasi stimolo esterno può riportare alla mente il ricordo dell’evento traumatico: un rumore, una luce, una persona, un luogo… Questi diversi segnali esterni possono scatenare automaticamente sintomi d’ansia.
L’evitamento
L’evitamento è una delle principali ragioni del persistere del disturbo da stress post-traumatico. Le persone tendono infatti, per esempio, a evitare i luoghi del trauma, gli oggetti o le persone.
Esistono diverse forme di evitamento: l’evitamento emotivo (per esempio, cercare di non provare mai più le emozioni vissute durante il trauma); l’evitamento cognitivo (per esempio, evitare di pensare al trauma subito) e l’evitamento comportamentale (per esempio, non tornare più sul luogo dell’incidente). Questo evitamento è uno degli aspetti su cui si lavora in terapia. È infatti necessario imparare gradualmente a non evitare.
L’evitamento può avere un impatto significativo sulla vita professionale o personale delle persone. Possono inoltre svilupparsi diverse fobie. Ne parleremo più avanti.
- Ipervigilanza, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno… Diversi disturbi cognitivi possono essere legati al trauma.
- Disturbi dell’umore come esplosioni emotive (rabbia, tristezza) o, al contrario, un appiattimento emotivo (riduzione dell’affettività).
3. QUALI EVENTI POSSONO CAUSARE UN DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO?
Diversi eventi possono portare una persona a sviluppare in seguito un disturbo da stress post-traumatico. Tra i più comuni vi sono attentati, aggressioni, stupri, morti improvvise di persone care, incidenti di qualsiasi tipo e catastrofi naturali…
Non è necessario aver vissuto direttamente un evento traumatico per subirne le conseguenze: anche assistere a uno di questi eventi può portare all’insorgenza di un disturbo da stress post-traumatico.
In altre parole, il disturbo da stress post-traumatico può svilupparsi quando una persona si trova di fronte a una minaccia di morte imminente, quando la sua integrità fisica è in pericolo oppure quando una persona a lei vicina è gravemente colpita da un evento traumatico.
Possiamo quindi distinguere due tipi di disturbo da stress post-traumatico:
- Disturbo da stress post-traumatico detto “semplice”, di tipo 1
Questo tipo di trauma si verifica dopo un evento isolato, unico e improvviso. Può trattarsi, per esempio, di un incidente, una catastrofe naturale o un’aggressione…
- Disturbo da stress post-traumatico detto “complesso”, di tipo 2
Questo tipo di trauma è legato a esposizioni prolungate e ripetute a determinati eventi. Rientrano in questa categoria i traumi connessi a maltrattamenti fisici o psicologici ripetuti, violenze sessuali e molestie…
Esistono diversi modi in cui una persona può essere coinvolta in un evento traumatico.
- Può essere una vittima diretta, cioè essere esposta direttamente all’evento.
- Può anche essere una vittima indiretta: per esempio, una persona che ha assistito a un incidente o un familiare di una vittima diretta.
- Una terza categoria è quella delle vittime secondarie: comprende chi, per professione, presta soccorso o assistenza, come medici, vigili del fuoco e operatori delle ambulanze…
Tra le persone esposte indirettamente a un evento traumatico possono rientrare anche i telespettatori. Diversi studi hanno infatti esaminato l’impatto dei media sullo sviluppo di sintomi da stress post-traumatico in persone che non hanno assistito all’evento. Ricordiamo, per esempio, il difficile periodo segnato da ripetuti attentati, costantemente presenti nei media. Uno studio ha esaminato la copertura mediatica degli attentati di novembre 2015 a Parigi (Enguerrand du Roscoät et al.,). Secondo lo studio, le persone esposte in misura elevata o molto elevata alle immagini diffuse dai media (da 2 a oltre 4 ore al giorno) possono sviluppare sintomi da stress post-traumatico. La sovraesposizione mediatica alle immagini degli attentati è quindi associata a un aumento dei sintomi da stress post-traumatico nella popolazione generale.
4. QUALI CONSEGUENZE PUÒ AVERE IL DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO?
Quando un evento porta a un disturbo da stress post-traumatico, può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana della persona che ne soffre. Con il tempo possono infatti svilupparsi diverse fobie o disturbi psichiatrici legati al trauma.
Tra i disturbi associati possono comparire, in particolare, ansia generalizzata, agorafobia o fobia sociale.
Tra le comorbilità non sono rare anche la dipendenza dall’alcol o una comorbilità depressiva.
Come accennato, un trauma può causare una forte sofferenza psicologica, con ripercussioni su diversi ambiti della vita, sia personale sia professionale. La persona può iniziare a evitare determinate situazioni. Per esempio, chi ha subito un incidente stradale potrebbe non riuscire più a guidare a causa dell’ansia. Non poter più usare l’auto potrebbe impedirgli di partecipare ad alcune attività con i propri cari. Una persona che sviluppa agorafobia in seguito a un trauma potrebbe non riuscire più a uscire di casa per andare al lavoro…
Il disturbo da stress post-traumatico può manifestarsi subito dopo l’evento, ma anche diversi mesi o persino diversi anni più tardi. I disturbi scompaiono entro 3 mesi oppure diventano cronici nel 20% dei casi. Esiste inoltre un rischio di ricaduta di circa il 20% nei pazienti che ricevono un trattamento.
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5. È POSSIBILE RIDURRE IL RISCHIO DI SVILUPPARE UN DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO? COME SI CURA?
È certamente possibile ridurre il rischio che si sviluppi un disturbo da stress post-traumatico cronico; a questo scopo è essenziale ricevere un trattamento psicoterapeutico. Queste terapie aiutano infatti a comprendere meglio l’evento, le emozioni provate in seguito e ciò che favorisce la comparsa dei ricordi dolorosi.
Tra le terapie che hanno mostrato i risultati migliori per lo stress post-traumatico si possono citare l’EMDR e le TCC.
L’EMDR è una terapia che prevede una stimolazione bilaterale alternata (sinistra/destra). Questa stimolazione può avvenire attraverso movimenti oculari, picchiettamenti o suoni.
Le TCC sono invece le terapie cognitivo-comportamentali. Queste terapie hanno ampiamente dimostrato la loro efficacia nella presa in carico dello stress post-traumatico. Consentono in particolare esposizioni graduali a situazioni che provocano ansia o richiamano il trauma. Le TCC intervengono sulla sfera cognitiva (modificare i pensieri), sul comportamento (modificare i comportamenti disadattivi, contrastare l’evitamento) e sulle emozioni (imparare a gestire l’ansia). In caso di stress post-traumatico, la persona associa a un pericolo un luogo, un suono, un odore, un’immagine… che le ricorda l’evento. Le TCC aiutano quindi la persona a modificare queste associazioni.
Le TCC utilizzano esposizioni immaginative ed esposizioni in vivo. Da diversi anni, tuttavia, anche l’esposizione tramite la realtà virtuale ha ampiamente dimostrato la propria efficacia. La realtà virtuale consente in particolare di esporre il paziente in modo molto più graduale, di controllare completamente l’ambiente e di mantenere la persona in un contesto sicuro.
Sono in corso numerosi studi per comprendere meglio lo sviluppo di questo tipo di disturbo.
A titolo di curiosità, Butler et al. hanno condotto uno studio sull’uso del gioco Tetris per limitare lo sviluppo dello stress post-traumatico. Lo hanno utilizzato in particolare in aggiunta alla terapia EMDR. I risultati mostrano un aumento del volume dell’ippocampo nelle persone che hanno giocato a Tetris oltre a seguire la terapia EMDR. Questo aumento è associato a una riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico e dei sintomi depressivi e ansiosi. L’aumento del volume dell’ippocampo potrebbe inoltre favorire il mantenimento dei risultati ottenuti con la terapia EMDR.
In ogni caso, come avrà probabilmente compreso, la psicoterapia è necessaria per limitare l’evitamento, che impedisce al ricordo traumatico di essere elaborato come gli altri ricordi.
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Domande frequenti sullo stress post-traumatico e la realtà virtuale
Lo stress post-traumatico può manifestarsi molto tempo dopo l'evento?
Sì, lo stress post-traumatico può manifestarsi subito dopo l'evento, ma anche diversi mesi o persino anni più tardi. I disturbi generalmente scompaiono entro tre mesi dalla loro comparsa oppure diventano cronici in circa il 20 % dei casi.
Qual è il rischio di ricaduta dopo il trattamento dello stress post-traumatico?
Dopo il trattamento esiste un rischio di ricaduta, pari a circa il 20 % nei pazienti trattati. Per questo la psicoterapia mira anche a limitare l'evitamento, che impedisce al ricordo traumatico di essere elaborato come gli altri ricordi.
È possibile sviluppare uno stress post-traumatico senza aver vissuto direttamente l'evento?
Sì, non è necessario aver vissuto direttamente l'evento per soffrirne. Essere testimoni del trauma, essere vicini a una vittima diretta o essere esposti ripetutamente a immagini diffuse dai media può essere sufficiente a scatenare sintomi di stress post-traumatico.
Quali professioni sono maggiormente esposte allo stress post-traumatico?
Gli operatori del soccorso e dell'assistenza sanitaria (medici, vigili del fuoco, personale delle ambulanze) sono considerati vittime secondarie a causa della loro ripetuta esposizione a situazioni traumatiche. Sono interessate anche le vittime indirette, come i familiari delle vittime e i testimoni.
In che modo la realtà virtuale aiuta a trattare lo stress post-traumatico?
La realtà virtuale consente al praticante di esporre gradualmente il paziente agli stimoli ansiogeni legati al trauma, mantenendo il pieno controllo dell'ambiente. L'esposizione avviene in un contesto sicuro, a integrazione delle terapie cognitivo-comportamentali.
Qual è la differenza tra l'EMDR e le TCC nel trattamento dello stress post-traumatico?
L'EMDR si basa sulla stimolazione bilaterale alternata (movimenti oculari, picchiettamenti o suoni) per rielaborare il ricordo traumatico. Le TCC intervengono sulla sfera cognitiva, sul comportamento e sulle emozioni attraverso esposizioni graduali a situazioni ansiogene legate al trauma.
Quanto dura una seduta di terapia di esposizione in realtà virtuale?
Una seduta di terapia di esposizione in realtà virtuale dura in media dai 30 ai 40 minuti, per un totale medio di 8 sedute. Il numero di sedute può variare in base ai progressi del paziente e alla gravità dei sintomi.
Autore
C2Care