Che cos'è una fobia?
Phobos è la personificazione della paura e accompagnava il padre sui campi di battaglia. Il terrore che suscitava alla sua sola vista rispecchia ciò che prova una persona quando si trova di fronte all’oggetto della propria paura. Le fobie sono numerose e alcune sono più conosciute di altre, tra cui l’agorafobia e la claustrofobia. L’aviofobia, invece, è meno nota, pur colpendo molte persone che sognano anch’esse di scoprire spiagge di sabbia fine.
Le informazioni essenziali
- La fobia è una paura intensa e irrazionale che impedisce di agire liberamente.
- L’aviofobia (paura di volare) si associa spesso all’agorafobia e alla claustrofobia.
- La realtà virtuale, sviluppata con l’APHM di Marsiglia, consente un’esposizione graduale alle situazioni temute.
- Le terapie cognitivo-comportamentali associate alla realtà virtuale aiutano il paziente a comprendere le proprie paure.
- L’assistente IA Camille accompagna il paziente senza giudicarlo durante l’esposizione.
Scritto da Rodolphe Oppenheimer
10 ottobre 2016
Fobos è l'incarnazione della paura e seguiva suo padre sui campi di battaglia. Il panico che scatenava con la sua sola presenza richiama ciò che prova una persona quando si trova di fronte all'oggetto della propria paura. Le fobie sono numerose e alcune sono più conosciute di altre, tra cui l'agorafobia e la claustrofobia. L'aviofobia, invece, è meno nota, benché colpisca molte persone che sognano di scoprire spiagge di sabbia fine.
La peculiarità della fobia è che spesso impedisce di vivere pienamente: costringe chi ne soffre a rinunciare a ciò che vorrebbe fare e ai propri desideri. Può anche «trasmettersi» attraverso l'ansia che suscita nelle persone vicine al paziente. L'aviofobia, per esempio, provoca sintomi che la persona non riesce a controllare: paura di morire, sensazione di impazzire temporaneamente, senso di soffocamento, ecc. Questi sintomi irrazionali seguono tuttavia una logica per chi li vive. Se l'aereo diventa l'oggetto di un'angoscia mortale, una bara volante, evitare quel rischio sembra sufficiente a scongiurare la morte. Questa logica legata all'aviofobia si combina molto spesso con le altre due fobie citate, rendendo la vita di chi ne soffre un inferno.
La realtà virtuale può aiutare a superare la paura di volare. Nel reparto del prof. Christophe Lançon presso l'AP-HM, il dott. Éric Malbos e la società C2Care di Marsiglia hanno creato un sistema di realtà virtuale che permette al paziente di confrontarsi con le proprie fobie, veri ostacoli al benessere, e di intravedere finalmente la possibilità di superarle. Quando un professionista cerca di aiutare un paziente a superare una o più fobie, in particolare l'aviofobia, è difficile accompagnarlo in aeroporto per fargli svolgere alcuni esercizi, come può avvenire per l'agorafobia o la claustrofobia.
Nell'ambito della terapia cognitivo-comportamentale (TCC), la realtà virtuale consente al paziente di muoversi in un aeroporto virtuale e di confrontarsi gradualmente con ciò che lo paralizza, senza che l'esperienza diventi subito troppo angosciante. Queste sedute, svolte sempre in presenza di un professionista, permettono al paziente di dialogare e analizzare ciò che prova nella situazione, senza trovarsi bloccato in un luogo che lo terrorizza. La TCC, l'analisi e il percorso con il programma di realtà virtuale consentono un accompagnamento completo: il paziente può acquisire un maggiore controllo sulle proprie paure e analizzare il proprio funzionamento psicologico, comprendendo perché sorgano queste «fantasie» psicologiche e queste immagini mentali legate alla morte, e quali ne siano le cause profonde.
La paura è necessaria per proteggersi dai pericoli. Ma non è naturale che un pericolo percepito finisca per condizionare la vita di una persona. Le vacanze dovrebbero restare un momento piacevole, una prospettiva di gioia, senza diventare fonte di ansia. È possibile rielaborare gli schemi cognitivi. L'aiuto dei professionisti e delle nuove tecnologie può offrire a chi soffre la possibilità di ritrovare la propria libertà. Se deve esserci una rivoluzione, sia quella capace di far finalmente paura a Fobos, allontanandolo una volta per tutte dalle piste degli aeroporti e facendo svanire la paura di volare.
È un professionista sanitario? Scopra le nostre soluzioni per trattare le fobie dei suoi pazienti
È un privato? Scopra i nostri servizi per curare la sua fobia
C2Care, leader nelle tecnologie immersive per la salute mentale
Crei gratuitamente il suo account per scoprire oltre 250 situazioni di esposizione in realtà virtuale e sottoscrivere direttamente online.
FAQ sulle fobie e sulla realtà virtuale
Da quanto tempo esiste?
C2Care sperimenta i propri software di realtà virtuale negli ospedali dal 2016. Gli scenari immersivi sono sviluppati con équipe mediche partner, tra cui il reparto del prof. Christophe Lançon presso l'AP-HM, pioniere nell'uso della realtà virtuale per l'aviofobia.
Come si utilizza la realtà virtuale?
Il paziente indossa un visore VR e si muove in un ambiente virtuale che riproduce la situazione temuta, come un aeroporto. L'esposizione è graduale e si svolge sempre in presenza di un professionista, che guida il dialogo e l'analisi delle reazioni del paziente.
Che cos'è un ambiente virtuale?
Un ambiente virtuale è una scena digitale immersiva che riproduce una situazione ansiogena, come un aeroporto, un ascensore o uno spazio chiuso. Il professionista regola gradualmente l'intensità degli stimoli per favorire l'abituazione del paziente.
La realtà virtuale può essere pericolosa?
La realtà virtuale non è di per sé pericolosa, ma può causare cybersickness in circa il 10% delle persone: nausea, disorientamento o affaticamento visivo temporanei. La seduta si svolge sempre sotto la supervisione di un professionista, che adatta l'esposizione se necessario.
Quali patologie possono essere trattate mediante la realtà virtuale?
La realtà virtuale è utilizzata nel trattamento dei disturbi d'ansia, in particolare delle fobie come l'aviofobia, l'agorafobia e la claustrofobia, nonché del disturbo da stress post-traumatico e del disturbo ossessivo-compulsivo. Trova impiego anche per le dipendenze, i disturbi dell'umore e la riabilitazione cognitiva.
Posso avere nausea utilizzando il visore?
La cybersickness interessa circa il 10% delle persone che utilizzano un visore VR e si manifesta con nausea o sensazione di perdita dell'equilibrio. Questi sintomi sono generalmente temporanei e diminuiscono quando l'esposizione procede gradualmente.
Chi può utilizzare la realtà virtuale a scopo terapeutico?
I professionisti della salute mentale, tra cui psicologi, psichiatri ed ergoterapisti, utilizzano la realtà virtuale per accompagnare i propri pazienti. La tecnologia trova impiego in strutture come ospedali, cliniche, CHU e centri di cura e riabilitazione.
Quali pazienti possono beneficiare della VRET?
I pazienti con fobie, come l'aviofobia, l'agorafobia o la claustrofobia, possono beneficiare della terapia di esposizione in realtà virtuale (VRET). È indicata anche per i pazienti seguiti con terapia cognitivo-comportamentale (TCC) che hanno bisogno di confrontarsi con le proprie paure in modo graduale e sicuro.
Autore
Rodolphe Oppenheimer