Workaholism: la dipendenza dal lavoro
Il workaholism, o “ergomania” in italiano, indica la dipendenza dal lavoro. A differenza di molte altre dipendenze, i suoi sintomi, come il presenzialismo (essere presenti al lavoro anche quando non si dovrebbe) o l'eccessivo investimento nel lavoro, sono spesso apprezzati dalle aziende, rendendo questa dipendenza più insidiosa e difficile da trattare rispetto alla maggior parte dei disturbi da dipendenza. Eppure, come ogni comportamento di dipendenza, espone chi ne soffre a gravi rischi per la salute (stress eccessivo, burnout, depressione).
Le informazioni essenziali
- Il workaholism (ergomania) è una dipendenza comportamentale dal lavoro, senza uso di sostanze.
- Si manifesta con un rapporto compulsivo con il lavoro e l'incapacità di staccarsene.
- Fattori ambientali (cultura aziendale) e individuali (personalità, convinzioni irrazionali) ne favoriscono l'insorgenza.
- Espone a gravi rischi per la salute: stress, disturbi cardiovascolari, burnout, depressione.
- La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) e la terapia di esposizione in realtà virtuale (VRET) aiutano a intervenire sulle convinzioni e sui comportamenti alla base del disturbo.
1. CHE COS'È IL WORKAHOLISM?
Il workaholism è un neologismo inglese nato dalla fusione di work – che in inglese significa lavoro – e alcolismo, usato per indicare la dipendenza dal lavoro richiamando quella dall'alcol, molto più riconosciuta socialmente. Chiamato in francese « boulomanie » o ergomanie, è un bisogno irrefrenabile di lavorare diventato così forte da costituire un pericolo per la salute, il benessere e le relazioni sociali.
Si tratta dunque di una vera e propria dipendenza comportamentale senza sostanze (come nel caso del gioco d'azzardo, per esempio), che tuttavia è stata a lungo percepita positivamente, soprattutto nel mondo del lavoro. I dipendenti con workaholism erano spesso valorizzati dalle organizzazioni, che lodavano e incoraggiavano il loro impegno eccessivo. Oggi le conseguenze negative del workaholism e la sofferenza che ne deriva sono molto più conosciute e affrontate, sebbene si registri ancora una carenza di strategie complessive di prevenzione di questo disturbo sia all'interno delle organizzazioni sia a livello nazionale.
2. QUALI SONO I SEGNALI DEL WORKAHOLISM?
Molti motivi diversi dal workaholism possono spiegare perché alcune persone tendano a lavorare oltre il ragionevole, come la semplice necessità di guadagnare denaro. Ciò che però distingue una persona con workaholism dalle altre è lo sviluppo di un rapporto compulsivo con il lavoro. In altre parole, la persona deve sentirsi spontaneamente obbligata a lavorare senza sosta, indipendentemente dalle pressioni esterne che può subire. Questo fenomeno può comunque derivare dall'interiorizzazione di tali pressioni e/o essere spiegato anche da alcune predisposizioni personali che interagiscono con l'esperienza lavorativa, ma l'origine dei comportamenti di dipendenza è soprattutto interna.
Questa tendenza compulsiva a lavorare si manifesta dedicando al lavoro un tempo eccessivo, soprattutto rispetto a quello riservato alle attività al di fuori della sfera professionale, come gli svaghi o le attività sociali e familiari. A questo proposito, molte persone con workaholism affermano di sentire un bisogno incontrollabile di lavorare: per loro è una vera necessità dedicare al lavoro quanto più tempo possibile.
Uno degli altri principali indicatori del workaholism è l'incapacità di staccare dal lavoro. Le persone con workaholism pensano e parlano solo del proprio lavoro, anche al di fuori dell'ambiente professionale. Il lavoro finisce così per invadere, fino quasi a colonizzare, gli altri ambiti della vita.
3. ESISTONO DIVERSI TIPI DI PERSONE CON WORKAHOLISM?
Sebbene il workaholism possa manifestarsi in modi diversi a seconda delle persone e dei contesti lavorativi, esistono diverse classificazioni delle persone con workaholism. Nella letteratura scientifica se ne distinguono principalmente due.
La prima tipologia adotta un approccio basato sulla soddisfazione lavorativa. Distingue infatti due tipi di persone con workaholism in base alla soddisfazione che possono trarre dai propri comportamenti professionali eccessivi. Si distinguono così:
- Le persone con workaholism entusiasta, che percepiscono un livello di costrizione molto elevato rispetto agli altri lavoratori, mostrano un coinvolgimento nel lavoro anch'esso molto superiore, ma si dichiarano appagate dalla propria vita professionale. Il problema di questo profilo è che queste persone finiscono per trovare soddisfazione solo nel lavoro, trascurando così gli altri ambiti della vita.
- Le persone con workaholism compulsivo, invece, sono dominate dagli obblighi che impongono a sé stesse. Si costringono a lavorare oltre le esigenze organizzative ed economiche, anche se questo procura loro pochissima soddisfazione, o nessuna.
La seconda classificazione si basa sul rapporto tra il numero di progetti avviati e quello dei lavori completati. Emergono 4 profili tipici di persone con workaholism:
- Workaholic instancabile: lavora letteralmente giorno e notte. Si dedica completamente a ogni progetto avviato, con un picco di adrenalina in prossimità delle scadenze. Una volta terminato, passa subito a un altro progetto senza riservare tempo ad altre possibili attività.
- Workaholic bulimico: avvia pochi lavori, ma vuole sempre portare tutto a termine. Il suo livello di attività è quindi variabile e lavora senza sosta soprattutto quando si avvicinano le scadenze. Dall'esterno sembra voler evitare il lavoro, mentre in realtà continua a lavorarci mentalmente in modo ossessivo.
- Workaholic con deficit di attenzione: tende ad annoiarsi rapidamente. Di conseguenza, continua ad avviare progetti e ad aggiungere nuovi compiti che non riesce a portare a termine.
- Workaholic perfezionista: è un perfezionista ossessivo. Prova una profonda ansia all'idea che il lavoro finito non sia perfetto e per questo non smette mai di lavorare. Anche per lui è molto difficile concludere i propri compiti, con un forte impatto sulla produttività.
4. QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?
Le cause della dipendenza dal lavoro sono molto difficili da individuare. È un fenomeno complesso che si sviluppa nel corso della storia personale e professionale dell'individuo. Alcuni elementi, tuttavia, ne favoriscono fortemente l'insorgenza. Si distinguono in due categorie: fattori ambientali e individuali.
Fattori ambientali
Si tratta soprattutto dell'organizzazione del lavoro. Le aziende la cui cultura e il cui clima incoraggiano, in varie forme, la competizione tra i dipendenti e gli straordinari hanno infatti maggiori probabilità di favorire il workaholismo tra il personale. Inoltre, i nuovi strumenti di comunicazione e la digitalizzazione del lavoro tendono a rendere sempre meno netti i confini tra lavoro e vita privata. Anche in questo caso, le organizzazioni che non prestano particolare attenzione ai possibili eccessi sono più interessate dal workaholismo.
Fattori individuali
In primo luogo, alcuni tipi di personalità sono più esposti al workaholismo di altri. Gli studi mostrano che le persone particolarmente estroverse e quelle con un ritmo di attività molto sostenuto tendono, in media, a investire molto di più nella vita professionale. È anche possibile che questi comportamenti di dipendenza derivino da tendenze ossessivo-compulsive. Il lavoro diventa allora l'oggetto dell'ossessione, che genera il comportamento compulsivo e quindi il bisogno incontrollabile di lavorare continuamente.
La ricerca ha individuato un altro fattore individuale: la presenza di alcune convinzioni irrazionali. Per esempio, se pensa di dover essere assolutamente apprezzato dagli altri o di dover eccellere in ogni ambito, per lei diventerà indispensabile che il suo lavoro sia del tutto impeccabile. Sarà quindi costantemente sotto pressione e si imporrà standard di perfezione molto elevati, che in realtà prescindono dal lavoro stesso. Queste convinzioni sono dunque all'origine di comportamenti disfunzionali che possono procurare un equilibrio momentaneo e una soddisfazione di brevissima durata, ma che in seguito causano una profonda sofferenza.
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5. QUALI SONO LE CONSEGUENZE DEL WORKAHOLISMO?
Le conseguenze negative del workaholismo incidono su tutti gli ambiti della vita della persona che ne soffre. Questa dipendenza sconvolge la salute generale, i rapporti con le persone care e persino il lavoro.
Conseguenze sulla salute
Le persone con workaholismo sono in media in condizioni di salute peggiori rispetto agli altri professionisti. La loro tendenza irrazionale e compulsiva a lavorare le espone, tra le altre cose, a livelli di stress particolarmente elevati. In questa popolazione si riscontrano quindi numerosi problemi digestivi (gonfiore, bruciore di stomaco, dolori addominali, reflusso), malattie cardiovascolari (coronaropatie, ipertensione arteriosa, ictus) e disturbi muscoloscheletrici (DMS). Per cercare di sostenere il ritmo, molti professionisti con workaholismo ricorrono al consumo di sostanze, sviluppando così nuove dipendenze che contribuiscono al peggioramento della loro salute.
Sul piano psicologico, la persona con workaholismo vive costantemente sotto pressione. È in una condizione di stress permanente che provoca livelli di ansia molto elevati e la espone a sintomi dei disturbi d'ansia, come l'insonnia o una maggiore irritabilità. Uno stile di vita dominato dal workaholismo non è sostenibile a lungo e conduce inevitabilmente all'esaurimento fisico e mentale. Il workaholismo è quindi una delle principali cause di burnout e può anche portare a una depressione grave quando la persona non si sente più in grado di lavorare.
Conseguenze sociali
Sul piano sociale, la persona con workaholismo perde progressivamente ogni motivazione a partecipare alla vita sociale. Si isola dagli amici e abbandona i propri interessi perché non riesce più, o non riesce affatto, a trovare interesse in attività diverse dal lavoro. Anche la vita familiare e affettiva diventa quindi molto difficile, perché viene completamente trascurata. Questo causa sofferenza alle persone vicine, che spesso non riescono a comprendere la situazione.
Conseguenze professionali
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il coinvolgimento eccessivo e l'eccezionale capacità di lavoro delle persone con workaholismo hanno in realtà effetti negativi sulle prestazioni e sulla produttività. Lo stress costante e il progressivo peggioramento della salute fanno sì che questi professionisti non riescano a funzionare in modo ottimale, né sul piano cognitivo né su quello emotivo, per rispondere alle esigenze dell'organizzazione. Il loro atteggiamento è molto spesso problematico all'interno del gruppo di lavoro, perché tendono a voler controllare tutto. La loro rigidità psicologica e irritabilità tendono a generare tensioni e conflitti frequenti.
6. CHI È COLPITO DAL WORKAHOLISMO?
Il concetto di workaholismo è ancora relativamente recente, perciò può essere difficile stabilire con precisione quali persone siano maggiormente colpite da questo disturbo. Tuttavia, gli studi condotti finora suggeriscono che questa dipendenza interessi più gli uomini delle donne. Un altro dato: i manager e i dirigenti sembrano più inclini a sviluppare comportamenti lavorativi eccessivi, in particolare a continuare a lavorare anche dopo la fine della giornata lavorativa.
È ancora più complesso quantificare la percentuale della popolazione che soffrirebbe di questa condizione. Una ricerca condotta in un'azienda parigina indica che il 12% dei dipendenti sarebbe affetto da workaholismo. Tuttavia, questi dati vanno considerati con prudenza, dato il numero limitato di persone coinvolte nello studio.
7. COME SI MISURA IL WORKAHOLISMO?
Esistono due scale principali per misurare il suo livello di workaholismo: il WART (Work Addiction Risk Test) e il DUWAS (Dutch Work Addiction Scale).
Il WART
Questo test comprende 25 affermazioni. Per ciascuna occorre indicare quanto la si ritiene applicabile a sé, scegliendo tra 4 risposte che vanno da “Per niente vero” a “Sempre vero”. Valuta cinque dimensioni:
- le tendenze compulsive a lavorare intensamente;
- il bisogno di controllo sui compiti;
- la scarsa comunicazione e l'isolamento sociale;
- l'influenza dei risultati lavorativi sull'autostima;
- la completa incapacità di delegare.
I punteggi superiori a 67 indicano generalmente una dipendenza dal lavoro.
Il DUWAS
Sul piano sociale, la persona con workaholismo perde progressivamente ogni motivazione a partecipare alla vita sociale. Si isola dagli amici e abbandona i propri interessi perché non riesce più, o non riesce affatto, a trovare interesse in attività diverse dal lavoro. Anche la vita familiare e affettiva diventa quindi molto difficile, perché viene completamente trascurata. Questo causa sofferenza alle persone vicine, che spesso non riescono a comprendere la situazione.
8. QUALI SOLUZIONI PER CONTRASTARE IL WORKAHOLISMO?
Il problema centrale nella presa in carico della dipendenza dal lavoro deriva dal fatto che le persone che ne soffrono non ne sono quasi mai consapevoli. In genere iniziano a interrogarsi sul proprio rapporto disfunzionale con il lavoro solo dopo un burnout o una depressione. Il burnout, in particolare, appare in una certa misura come una conseguenza dei comportamenti di dipendenza protratti nel tempo. Riprendendo il paragone con l’alcolismo, un consumo eccessivo di alcol per tutta la vita porta spesso alla malattia. La differenza è che, nel caso dell’alcol, si conoscono più o meno i rischi a cui ci si espone, mentre i rischi del lavoro eccessivo sono poco conosciuti. Per questo il primo ambito di intervento è la sensibilizzazione a tutti i livelli, per favorire la consapevolezza.
Può fare un’autovalutazione
Se si riconosce nei sintomi descritti in questa pagina, può iniziare con un’autovalutazione mediante il WART o la DUWAS, entrambi disponibili online in versione francese. Ricordiamo che, se il suo punteggio al WART è superiore a 67, è probabile che presenti un rischio elevato di sviluppare una dipendenza dal lavoro. Per la DUWAS, è considerato una persona con dipendenza dal lavoro se il suo punteggio totale supera 28.
In ogni caso, è fondamentale cercare di gestire le proprie emozioni e i propri pensieri per riprendere il controllo dei comportamenti legati al lavoro. A questo scopo, il rilassamento è uno strumento molto utile. Anche seguire le regole igienico-dietetiche favorisce il ritorno all’equilibrio.
Le terapie di esposizione per affrontare la dipendenza dal lavoro
Tuttavia, per interrompere in modo duraturo i comportamenti di dipendenza, è preferibile essere seguiti da un professionista. Le terapie cognitivo-comportamentali hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento dei disturbi d’ansia, della depressione e del burnout. Gli esercizi di ristrutturazione cognitiva che prevedono sono particolarmente adatti a lavorare sulle convinzioni irrazionali radicate all’origine di alcune forme di dipendenza dal lavoro.
Le terapie di esposizione in realtà virtuale (VRET) consentono di lavorare in modo ancora più efficace sulla componente comportamentale della dipendenza. Poiché nella dipendenza dal lavoro il lavoro diventa oggetto di un’ossessione, alcune situazioni lavorative agiscono come stimoli scatenanti della compulsione a lavorare eccessivamente. L’esposizione a queste situazioni in realtà virtuale può aiutarla a desensibilizzarsi gradualmente: la risposta emotiva alla base dei comportamenti disfunzionali tenderà così ad attenuarsi. La realtà virtuale offre inoltre un ambiente adatto per esercitarsi nelle tecniche di rilassamento e di gestione delle emozioni, che la aiuteranno a ritrovare piena consapevolezza dei suoi bisogni reali e, finalmente, ad ascoltarli.
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FAQ sul workaholism e la realtà virtuale
Il workaholism è una vera e propria dipendenza?
Sì. Il workaholism è una dipendenza comportamentale senza sostanze, paragonabile a dipendenze come quella dal gioco d'azzardo. A lungo valorizzato nel mondo del lavoro, oggi questo disturbo è meglio riconosciuto, anche se le strategie di prevenzione all'interno delle organizzazioni restano insufficienti.
Che cosa distingue un forte impegno professionale dal workaholism?
Il workaholism è caratterizzato da un rapporto compulsivo con il lavoro, avvertito dalla persona stessa e non imposto da pressioni esterne. A differenza di un forte impegno motivato, per esempio, dalla necessità di guadagnare denaro, l'origine del comportamento di dipendenza è soprattutto interna.
Qual è la differenza tra il WART e il DUWAS?
Il WART (Work Addiction Risk Test) comprende 25 affermazioni che valutano cinque dimensioni del workaholism, con una soglia di dipendenza superiore a 67 punti. Il DUWAS (Dutch Work Addiction Scale) è un altro test di autovalutazione online, nel quale un punteggio superiore a 28 indica un profilo caratterizzato da workaholism.
Una persona con workaholism può accorgersi da sola del proprio disturbo?
Raramente. Le persone con workaholism non sono quasi mai consapevoli della propria dipendenza e in genere iniziano a interrogarsi dopo un burnout o una depressione. La sensibilizzazione sui rischi del lavoro eccessivo è il primo passo della presa in carico.
Il lavoro da remoto e gli strumenti digitali aumentano il rischio di workaholism?
Possono contribuire. I nuovi mezzi di comunicazione e la digitalizzazione del lavoro sfumano i confini tra vita professionale e vita privata. Le organizzazioni che non prestano attenzione a queste derive sono più esposte allo sviluppo del workaholism tra i propri collaboratori.
Quanto dura una seduta di terapia di esposizione in realtà virtuale?
Una seduta di terapia di esposizione in realtà virtuale (VRET) dura in media dai 30 ai 40 minuti. Nel caso del workaholism, l'esposizione graduale alle situazioni lavorative che provocano ansia mira a desensibilizzare progressivamente il paziente e a ridurre la sua compulsione a lavorare.
Il burnout è una conseguenza inevitabile del workaholism?
Non è una conseguenza automatica, ma è frequente. Il workaholism è una delle principali cause di burnout e può anche portare a una depressione grave quando la persona non è più in grado di lavorare. Il burnout spesso si manifesta come conseguenza a lungo termine dei comportamenti di dipendenza.
Autore
C2Care