Le distorsioni cognitive
Ogni giorno dobbiamo comprendere la realtà che ci circonda. Nelle diverse situazioni si attivano tutti i nostri processi psicologici: il processo decisionale, le emozioni, la comprensione, la valutazione… Ma questi processi possono essere errati e limitati dalle distorsioni cognitive.
Le informazioni essenziali
- Le distorsioni cognitive, descritte dallo psichiatra Aaron T. Beck nel 1967, alterano la percezione della realtà e generano pensieri negativi automatici.
- Beck e Burns hanno identificato 10 forme di distorsione: pensiero dicotomico, inferenza arbitraria, ipergeneralizzazione, astrazione selettiva, etichettamento, personalizzazione…
- Queste distorsioni favoriscono l'insorgenza e la persistenza dei disturbi d'ansia e depressivi.
- La ristrutturazione cognitiva aiuta ad affrontarle in due fasi: identificare i pensieri automatici, poi valutare le prove che li confermano o li contraddicono.
1. CHE COSA SONO LE DISTORSIONI COGNITIVE?
Introdotte dallo psichiatra Aaron T.Beck nel 1967, le distorsioni cognitive sono definite come il fatto di deformare la realtà attraverso un'interpretazione errata, di vedere il mondo in modo distorto, portando così la persona ad avere pensieri negativi che sono a loro volta fonte di ansia e malessere. Questi pensieri sono tanto più difficili da contrastare quanto più diventano sistematici e invadenti per chi ne soffre, fino a prevalere su una visione lucida del mondo e a diventare automatici.
Beck e Burns hanno individuato 10 forme di distorsioni cognitive:
Il pensiero dicotomico («Tutto o niente»)
Consiste nel pensare che non esistano sfumature intermedie (es.: se non ci riesco, non valgo niente). La persona vede tutto bianco o nero: tutto è buono o cattivo. Questo tipo di distorsione può portare al perfezionismo e far sì che ogni errore faccia sentire la persona un «fallimento».
L'inferenza arbitraria
Trarre conclusioni affrettate e negative senza prove. Può manifestarsi come la «lettura del pensiero», cioè credere di conoscere i pensieri degli altri, oppure come l'«errore di previsione», cioè fare previsioni sul futuro e crederci fermamente.
L'ipergeneralizzazione
Consiste nel trarre una conclusione generale sulla base di un solo evento negativo. Per esempio: non sono riuscito a fare questa cosa, quindi non ci riuscirò mai.
L'astrazione selettiva
Consiste nel trarre una conclusione da un dettaglio che non è necessariamente rilevante. Si concentra l'attenzione su un unico dettaglio negativo, arrivando così a considerare negativamente l'intera situazione.
Minimizzazione del positivo e massimizzazione del negativo
È detta anche effetto lente d'ingrandimento. Consiste nel ingigantire i propri sbagli e i propri errori, cioè nel «drammatizzare» un evento spiacevole, e nel minimizzare i propri successi, fino a sentirsi meno capaci degli altri.
Rifiuto del positivo
Questa distorsione consiste nel trasformare un'esperienza neutra o positiva in un'esperienza completamente negativa. Non ci si limita quindi a ignorare l'aspetto positivo, ma lo si trasforma in qualcosa di negativo. Per esempio, quando qualcuno fa un complimento: «Me lo dice solo per farmi piacere, ma non è vero».
Il ragionamento emotivo
Usare le proprie emozioni come prove. Per esempio: se provo ansia quando sono in alto, significa che c'è qualcosa che non va in questa situazione.
I falsi obblighi
Questa distorsione si basa su espressioni come «devo» o «dovrei». Consiste nell'avere convinzioni su ciò che si dovrebbe fare o su ciò che gli altri dovrebbero fare, senza considerare quanto siano realistiche queste aspettative. Possono così nascere sensi di colpa, frustrazione, rabbia…
L'etichettamento
Consiste nel formulare un giudizio definitivo e negativo su un'altra persona o su se stessi, generalizzando eccessivamente. Per esempio: «Sono incapace», invece di «Ho commesso un errore».
La personalizzazione
Pensare di essere responsabili di eventi negativi o del comportamento altrui senza esserne realmente la causa. Questa distorsione provoca un forte senso di colpa.
In seguito sono state individuate molte altre distorsioni cognitive. Queste distorsioni svolgono un ruolo fondamentale nell'insorgenza e nella persistenza dei disturbi d'ansia e depressivi. Nelle situazioni ansiogene, infatti, le persone tendono ad avere pensieri automatici negativi e distorti.
2. CHE COSA SONO LE DISTORSIONI COGNITIVE?
Ora che sa che questo tipo di distorsioni esiste, può senz'altro affrontarle. Per farlo, è necessario prendere le distanze da questi pensieri automatici negativi e osservarli con maggiore distacco per poterli correggere. In questo modo si interviene sui pensieri automatici «distorti». È ciò che si chiama ristrutturazione cognitiva.
Prima fase: identificare pensieri e distorsioni
È fondamentale identificare i pensieri automatici e le distorsioni cognitive per prendere consapevolezza di come i pensieri si deformano. Questo aiuta a prenderne le distanze e a guardare la situazione da una nuova prospettiva. Può, per esempio, annotarli su un foglio.
Seconda fase: valutare le prove
L'obiettivo è individuare sia le prove che sostengono questi pensieri negativi sia quelle che li contraddicono. Questo esercizio di valutazione permette di considerare la situazione in modo più equilibrato. Alla luce delle nuove informazioni, la situazione può essere interpretata diversamente, contribuendo ad attenuare il disagio.
Come avrà capito, le distorsioni cognitive riguardano tutti e si verificano anche senza che ce ne rendiamo conto. Possono avere un impatto più o meno forte sulle nostre azioni e sulla nostra vita. Ogni volta che mettiamo in discussione le nostre distorsioni cognitive, ci diamo l'opportunità di migliorare il nostro benessere quotidiano.
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Domande frequenti sulle distorsioni cognitive
Perché utilizzare la realtà virtuale nell'ambito della salute mentale?
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C2Care