La terapia ACT
Nell'ambito della salute mentale e della psicoterapia, un elemento ricorre spesso come fonte di sofferenza: il bisogno di controllo, e il disagio che esso comporta quando, inevitabilmente, alcuni elementi sfuggono a tale controllo, cosa che può generare una sensazione di impotenza. L'ACT fa parte degli strumenti che permettono di superare questa difficoltà.
Le informazioni essenziali
- L'ACT si basa su due pilastri: l'accettazione di ciò che non può essere controllato e l'impegno in azioni allineate ai propri valori.
- Il modello Hexaflex individua sei ambiti di flessibilità psicologica: momento presente, accettazione, defusione, Sé come contesto, valori e azione impegnata.
- La defusione aiuta a percepire i pensieri come semplici eventi mentali anziché come verità.
- L'ACT si è dimostrata utile contro ansia, depressione, stress, malattie croniche e per smettere di fumare.
1. CHE COS'È LA TERAPIA ACT?
La terapia ACT prende il nome dall'inglese Acceptance and Commitment Therapy, la Terapia di Accettazione e Impegno.
Questo nome deriva dai due pilastri della terapia: l'accettazione di ciò che non possiamo controllare e l'impegno in azioni che ci avvicinano a ciò che è meglio per noi. L'obiettivo è favorire e sviluppare la flessibilità cognitiva, ossia la capacità di adattarsi alle situazioni in modo appropriato e sano.
Attraverso l'analisi funzionale del paziente, il terapeuta individua le fonti di sofferenza legate alla rigidità cognitiva, agli schemi disadattivi e alle convinzioni disfunzionali, e introduce, mediante esercizi cognitivi ed emotivi, nuove sfumature e risorse su cui basarsi per andare avanti.
2. SU COSA SI BASA LA TERAPIA ACT?
I ricercatori che hanno partecipato allo sviluppo dell'ACT ne illustrano le basi attraverso il modello Hexaflex, che rappresenta i sei ambiti che influenzano lo spettro tra flessibilità e rigidità psicologica. La nostra mente tende più facilmente a orientarsi verso un funzionamento rigido: ciò che ha funzionato in passato diventa la soluzione unica per il futuro, il che riduce la resilienza e cristallizza un funzionamento inefficace a lungo termine.
Ogni ambito rappresenta una competenza o un insieme di competenze che possono essere sviluppate in modo indipendente e in associazione con le altre, e che permettono di sviluppare la flessibilità.
Il rapporto con il tempo, tornare al momento presente
Spesso tendiamo a proiettarci nei nostri pensieri, a rimuginare sul passato o ad anticipare il futuro. Questi pensieri attribuiscono un'importanza smisurata a elementi al di fuori del nostro controllo o che non possiamo cambiare. Ci impediscono inoltre di concentrarci sul momento presente e di agire in funzione della situazione attuale. Attraverso esercizi basati sulla consapevolezza (mindfulness), si impara a riancorarsi al presente e a non soffermarsi più così tanto sui pensieri.
Il rapporto con l'esperienza, essere nell'accettazione
Un elemento ricorrente nelle testimonianze delle persone in sofferenza psicologica è la sensazione di esaurimento, di lottare senza mai uscirne e di non andare avanti. Questo bisogno di controllo si traduce in comportamenti disadattivi oppure nell'evitamento, ed entrambi rischiano di peggiorare la situazione a lungo termine.
L'ACT propone di cambiare questa modalità di funzionamento attraverso un approccio esperienziale: accettare di vivere le situazioni, per quanto spiacevoli possano essere, e non cercare di controllare ciò che non può esserlo. Provare uno stato mentale dell'"essere" piuttosto che del "fare" quando il "fare" non è efficace. Questo stato permette di concentrarsi su ciò che è davvero importante in se stessi e nelle proprie azioni. Si tratta non di rassegnazione, ma di benevolenza verso se stessi e verso la realtà dell'esperienza umana.
Il rapporto con i pensieri, avviare la defusione
La fusione con i pensieri consiste nel credere ai pensieri come riflesso della realtà. Vengono interpretati in modo letterale, anche, e anzi soprattutto, quando si tratta di pensieri intrusivi incontrollabili. Se il pensiero "non valgo niente" mi attraversa la mente, allora deve essere vero.
La defusione sarà quindi il processo mentale che rimette i pensieri al loro posto, ossia quello di semplici eventi mentali. Non è che io non valga niente: ho avuto il pensiero di non valere niente, ma percependolo per ciò che è, posso mettere in discussione questo pensiero. Non è altro che una serie di parole o di immagini mentali, e posso fare lo sforzo di verificare questo pensiero, la sua veridicità, la sua pertinenza, e di distaccarmi dall'effetto che potrebbe avere.
Il rapporto con il Sé, come contesto piuttosto che contenuto
La nostra mente tende a percepire il Sé, l'individuo, come contenuto, ossia l'accumulo dei suoi tratti e delle sue esperienze, una massa fissa definita da etichette semplici e immutabili: "Sono una persona affidabile", "Sono una cattiva persona", "Sono infedele", ecc… Queste etichette facilitano il lavoro del nostro cervello, ma la loro rigidità blocca la nostra evoluzione perché non tiene conto del contesto. Ciò può portare a profezie che si autoavverano e a un'immagine negativa di sé, difficile da modificare.
Il Sé come contesto porta l'individuo a non percepirsi come uno stato, ma come un insieme di processi che variano nel tempo e a seconda delle situazioni. Le nostre azioni e le nostre decisioni sono influenzate da numerosi fattori esterni e interni, e questi cambiano nel corso del tempo.
Se sono stato infedele in una relazione passata, ciò può essere dovuto a una relazione disfunzionale, a una mancanza di comunicazione o di fiducia in me stesso, a una serata un po' troppo alcolica. Comprendere il contesto aiuta a comprendere le azioni, per poterle riprodurre o modificare e avvicinarsi a ciò che è importante per noi.
I Valori personali, illuminare il cammino
I valori sono la bussola morale che dovrebbe orientare le nostre azioni. Ogni individuo possiede valori che gli sono propri. Agire in accordo con i propri valori permette di sentirsi bene nella propria vita e di costruire un'immagine di sé solida. Al contrario, quando le nostre azioni sono contrarie ai nostri valori, portano rimpianti, amarezza e un'immagine negativa di sé.
L'ACT permette di identificare e consolidare i valori più importanti per ciascun individuo, così da orientare il processo decisionale. I valori serviranno da punto di riferimento di fronte alle emozioni mutevoli e ai pensieri che possono essere invadenti. In caso di dubbio, fare riferimento ai valori aiuterà a orientare le decisioni e le azioni.
Il processo decisionale attraverso l'Azione impegnata
Una volta definiti i valori, arriva il momento dell'attivazione comportamentale, il passaggio all'azione. L'individuo definisce obiettivi di vita o di valore (raggiungere un traguardo o avvicinarsi ai propri valori) e mette in atto azioni impegnate per avvicinarsi a tali obiettivi. Questo processo permette in particolare di uscire dalla spirale depressiva.
È in questa fase che si possono incontrare numerosi ostacoli. Gli ostacoli interni saranno superati grazie all'accettazione e alla defusione. Le azioni possono suscitare pensieri o emozioni spiacevoli, ma prendendo le distanze e tenendo a mente l'obiettivo, i benefici a lungo termine vengono messi in primo piano. Gli ostacoli esterni vengono invece superati con la risoluzione dei problemi, una competenza che si sviluppa esercitandosi a trovare soluzioni in accordo con i propri valori.
L'azione impegnata permette di sviluppare un senso di realizzazione e di creare uno slancio di impegno.
L'obiettivo finale dello sviluppo di queste competenze è riuscire ad adattarsi agli eventi della vita e a non essere più prigionieri dei propri pensieri. Tornare al momento presente per agire in accordo con i propri valori anziché nell'evitamento dell'esperienza. Si ritrova così un controllo sugli ambiti che possono essere influenzati, e un'accettazione di ciò che non può esserlo, per non lasciare che questi elementi ci fermino.
3. A COSA SERVE LA TERAPIA ACT?
La terapia ACT permette di uscire dalle situazioni in cui ci si sente bloccati, impotenti e chiusi nei propri pensieri.
Aiuta a ritrovare un senso di avanzamento e di progresso nella propria vita favorendo l'adattabilità e la resilienza.
Questa terapia ha dimostrato la sua efficacia nel contrastare l'ansia e la depressione, nell'aiutare a ridurre lo stress, a gestire le malattie croniche e a smettere di fumare.
Numerosi studi sono in corso per stabilire con maggiore precisione l'efficacia di questa terapia sull'intero spettro della salute mentale, ma le competenze che aiuta a sviluppare, e che si ritrovano in altre terapie già validate, lasciano pensare che l'ACT abbia un campo d'azione molto ampio, di cui numerose persone, anche senza patologia mentale, potrebbero beneficiare.

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FAQ sulla terapia ACT e la realtà virtuale
Perché utilizzare la realtà virtuale nell'ambito della salute mentale?
La realtà virtuale consente un'esposizione graduale a stimoli ansiogeni in un contesto sicuro, con ambienti realistici e riproducibili. Favorisce il coinvolgimento del paziente e una presa in carico personalizzata, adatta a disturbi d'ansia, fobie, disturbo da stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo e dipendenze.
Quali patologie possono essere trattate mediante la realtà virtuale?
La realtà virtuale tratta i disturbi d'ansia (fobie, disturbo da stress post-traumatico, disturbo ossessivo-compulsivo), le dipendenze, i disturbi dell'umore, e viene utilizzata anche nella riabilitazione cognitiva. Ogni esercizio viene adattato dal professionista alle esigenze specifiche del paziente.
Posso avere nausea utilizzando il visore VR?
Una sensazione di cinetosi da realtà virtuale (cybersickness), simile alla nausea, può manifestarsi in circa il 10% degli utilizzatori di visori VR. Questo fenomeno resta minoritario e varia in base alla sensibilità di ciascuno agli ambienti immersivi.
Ho accesso a tutti gli ambienti?
Sì, tutti gli ambienti C2Care sono riuniti in un'unica applicazione. Non ha bisogno di software separati per accedere alle diverse scene terapeutiche proposte.
Chi devo contattare in caso di problemi con il software?
L'assistenza tecnica C2Care è raggiungibile tramite live chat dalla sua piattaforma di controllo. In caso di problemi con il visore, viene effettuata una diagnosi insieme a lei e, se necessario, il materiale difettoso viene sostituito entro 48 ore.
Da quanto tempo esiste?
Dal 2016 C2Care sperimenta il proprio software di terapia di esposizione in realtà virtuale presso diversi ospedali. Questa esperienza sul campo ha permesso di perfezionare gli ambienti proposti ai professionisti e ai loro pazienti.
Chi può utilizzare la realtà virtuale a scopo terapeutico?
Professionisti come psicologi, psichiatri e terapisti occupazionali utilizzano la realtà virtuale in terapia. Essa si integra in strutture sanitarie come i CHU, gli ospedali, le cliniche, le RSA (residenze per anziani) e le strutture di riabilitazione e cure post-acuzie.
Autore
C2Care