Comprendere meglio il disturbo da deficit di attenzione (ADHD)
È un disturbo di cui si sente parlare sempre più spesso, a volte con l'impressione che il termine venga usato a sproposito. Resta uno dei disturbi del neurosviluppo più comuni, come i continui progressi nella diagnosi aiutano a mettere in luce. Eppure, il suo funzionamento e le sue manifestazioni sono ancora poco conosciuti. Un approfondimento sull'ADHD e su ciò che significa questa sigla.
Le informazioni essenziali
- L'ADHD è un disturbo del neurosviluppo (DSM-V): può manifestarsi con disattenzione, iperattività o entrambe.
- I segni compaiono nell'infanzia e possono persistere nell'età adulta.
- Le cause comprendono fattori genetici, ambientali e neurobiologici (dopamina, corteccia prefrontale).
- Il trattamento è multidisciplinare: riabilitazione cognitiva, farmaci (metilfenidato) e adattamenti dell'ambiente.
1. CHE COS'È L'ADHD?
ADHD è l'acronimo inglese del disturbo da deficit di attenzione e/o iperattività secondo il DSM-V. Questa denominazione comprende tre forme riconosciute del disturbo. La prima interessa principalmente le capacità attentive, ovvero la capacità di mantenere la concentrazione a lungo su determinate attività. La seconda riguarda l'attività psicomotoria, che è superiore alla media, con frequenti cambiamenti di attività e difficoltà a restare senza fare nulla. L'ultima forma presenta una combinazione delle prime due, con difficoltà attentive e iperattività.
Queste forme sono definite in base ai sintomi più frequenti, ossia ai segni che hanno un impatto significativo sulla vita e sul funzionamento delle persone.
L'ADHD è un disturbo del neurosviluppo: ciò significa che i segni clinici compaiono durante l'infanzia e possono persistere nell'età adulta. Talvolta i sintomi dell'ADHD possono essere poco evidenti durante l'infanzia grazie a un ambiente di sostegno e manifestarsi in modo più marcato nell'età adulta, quando le richieste aumentano e i fattori di stress riducono le risorse disponibili per gestire le difficoltà funzionali.
Secondo un numero crescente di ricercatori, l'ADHD non consiste in realtà in un deficit di attenzione, poiché si osserva che, in alcune situazioni, le persone con ADHD riescono a mantenere un'attenzione intensa e prolungata per ore. Si tratterebbe piuttosto di un deficit nella regolazione dell'attenzione e delle emozioni, associato a un bisogno di stimolazione.
2. QUALI SONO I SEGNI DELL'ADHD?
Come per la maggior parte dei disturbi del neurosviluppo, i segni dell'ADHD si dividono in due categorie: sintomi e caratteristiche associate.
I sintomi sono segni clinici che causano una sofferenza o una compromissione significativa delle funzioni cognitive o della vita quotidiana. Le caratteristiche associate sono altri segni riscontrati frequentemente nelle persone con il disturbo, ma non necessari per la diagnosi. Possono tuttavia aiutare a formulare una diagnosi corretta.
I sintomi sono classificati nei manuali diagnostici. Il DSM V definisce l'ADHD come un quadro persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo ed è caratterizzato da alcuni dei seguenti segni:
Disattenzione
Sei o più dei seguenti sintomi:
- Non riesce a prestare attenzione ai dettagli o commette errori di distrazione
- Spesso fatica a mantenere l'attenzione sul lavoro o durante il gioco
- Spesso sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente
- Non segue le istruzioni e non riesce a portare a termine i compiti scolastici, le attività domestiche o gli impegni professionali
- Spesso fatica a organizzare il proprio lavoro o le proprie attività
- Evita, prova avversione per, o svolge con riluttanza le attività che richiedono uno sforzo mentale prolungato.
- Perde spesso gli oggetti necessari per il lavoro o per le proprie attività.
- Si lascia distrarre facilmente da stimoli esterni.
Ha frequenti dimenticanze nella vita quotidiana.
Iperattività e impulsività
Muove spesso mani o piedi oppure si dimena sulla sedia
Si alza spesso in classe o in altre situazioni in cui dovrebbe rimanere seduto
Corre o si arrampica dappertutto in situazioni in cui è inappropriato (negli adolescenti e negli adulti questo può limitarsi a una sensazione di irrequietezza)
Spesso fatica a stare tranquillo durante il gioco o le attività ricreative.
È spesso "sempre in movimento" o agisce come se avesse "un motore dentro"
Spesso parla troppo.
Risponde spesso a una domanda prima che sia stata formulata completamente.
Spesso fatica ad aspettare il proprio turno.
L'iperconcentrazione: quando una persona con ADHD inizia un'attività che offre un alto livello di stimolazione, può perdere la cognizione del tempo e dedicarvi ore, dimenticando talvolta di mangiare o di andare in bagno. L'attività viene spesso interrotta da uno stimolo esterno o da una sensazione corporea abbastanza intensa da interrompere la concentrazione.
La sensibilità e/o l'instabilità emotiva: le persone con diagnosi di ADHD hanno maggiori difficoltà a regolare le proprie emozioni autonomamente; questo può rendere le emozioni spiacevoli più intense o stressanti. Il modo in cui funziona la loro attenzione può anche portare a rapidi cambiamenti emotivi in risposta agli eventi e agli stimoli.
Anche i disturbi del sonno sono comuni nelle persone con ADHD: le difficoltà di regolazione emotiva e dell'attenzione rendono difficile mantenere un ritmo del sonno regolare e sano.
L'intolleranza alla noia: la noia è particolarmente difficile da gestire per le persone con ADHD, che hanno un maggiore bisogno di stimolazione. La noia è una forma di stimolazione insufficiente che può causare una forte irrequietezza, una maggiore difficoltà a concentrarsi e influenzare direttamente l'umore e le emozioni.
La ridotta memoria di lavoro: ricordare elenchi di attività, le diverse fasi di un processo, un nome o un numero di telefono può essere particolarmente difficile per le persone con ADHD, che possono sentirsi rapidamente sopraffatte da una grande quantità di informazioni.
La cecità temporale: consiste in una percezione imprecisa del passare del tempo e del tempo necessario per svolgere determinate attività; può comportare ritardi ricorrenti, il mancato rispetto delle scadenze e difficoltà a seguire una routine nei tempi previsti.
La permanenza dell'oggetto alterata: la permanenza dell'oggetto significa che un oggetto continua a esistere nella mente di una persona anche quando non è nel suo campo visivo. Nelle persone con ADHD non viene meno come nei neonati, che dimenticano completamente l'esistenza di un oggetto non visibile, ma questa alterazione rende più difficile ricordare oggetti e persone che non sono regolarmente presenti nella loro vita.
La disfunzione esecutiva: le funzioni esecutive sono l'insieme dei processi mentali che consentono di pianificare e svolgere le azioni quotidiane. Comprendono in particolare le capacità di pianificazione, flessibilità, adattamento, inibizione ed esecuzione. Nell'ADHD queste capacità risentono della difficoltà a filtrare correttamente le informazioni provenienti dall'ambiente, di un minore controllo inibitorio e di una minore capacità di pianificazione. Questo rende più difficile svolgere le attività comuni e richiede uno sforzo molto elevato per compiere attività semplici. A seconda delle risorse di cui dispone una persona, alcune attività possono risultare mentalmente impossibili da svolgere.
3. QUALI SONO LE CAUSE DELL'ADHD?
L'ADHD è un disturbo del neurosviluppo: ciò significa che è legato a differenze nello sviluppo di alcune strutture cerebrali.
La prima ipotesi sulle cause dell'ADHD è genetica. Le ricerche mostrano che i bambini nati in famiglie in cui a uno o più membri è stato diagnosticato questo disturbo hanno maggiori probabilità di ricevere a loro volta una diagnosi di ADHD.
Anche alcuni fattori ambientali sembrano aumentare il rischio di sviluppare il disturbo: esposizione all'alcol, al piombo o allo stress durante la gravidanza, nascita prematura, trauma cranico, maltrattamenti, ecc.
Le ipotesi neurobiologiche e neuropsicologiche sono sempre più esplorate nel tentativo di individuare le aree cerebrali che potrebbero essere coinvolte nell'ADHD. Alcune sono state individuate come lievemente meno sviluppate nelle persone con il disturbo, ma queste differenze di volume non sono sufficienti per formulare una diagnosi sulla sola base di tali valori. Tra queste figura la corteccia prefrontale, la cui attività potrebbe essere ridotta, contribuendo al deficit di inibizione.
Si studia anche il ruolo della dopamina, in particolare in relazione al bisogno di stimolazione. Nelle persone con ADHD i livelli di dopamina, l'ormone del piacere e della ricompensa, sono più bassi rispetto alla popolazione generale; questo porterebbe a una maggiore ricerca di stimoli e a una maggiore intolleranza alla noia.
4. QUAL È IL TRATTAMENTO DELL'ADHD?
Il trattamento dell’ADHD, soprattutto quando la diagnosi è precoce, è multidisciplinare e viene definito in base alle esigenze della persona.
Le aree di intervento sono tre:
- Lavoro sulle capacità cognitive e funzionali: questo lavoro si svolge con l’aiuto di psicologi, logopedisti, psicomotricisti e terapisti occupazionali. L’obiettivo è allenare le funzioni cognitive compromesse e individuare strategie alternative. È importante comprendere che il funzionamento del cervello di una persona con ADHD è diverso da quello di una persona neurotipica e che occorre quindi trovare modalità di funzionamento adatte alla persona e al suo percorso in un contesto sociale. Quanto prima la persona riceve assistenza, tanto più efficace sarà la riabilitazione cognitiva.
- Farmaci: alcuni medici specialisti (psichiatri, pediatri, neurologi, ecc.) possono prescrivere, quando la diagnosi di ADHD è confermata, un trattamento a base di metilfenidato, che serve a stabilizzare i livelli di dopamina nel cervello, migliorando lo stato di vigilanza e la capacità di concentrazione. È un farmaco comunemente utilizzato nel trattamento dell’ADHD in Nord America e in alcuni Paesi europei, e il suo impiego comincia a diffondersi in Francia. Il principale ostacolo riguarda le persone che ricevono la diagnosi in età adulta, poiché la prescrizione richiede di dimostrare che i segni dell’ADHD erano presenti durante l’infanzia.
- Adattamento dell’ambiente: per quanto possibile, adattare l’ambiente permette di facilitare la vita di una persona con ADHD, risparmiare risorse mentali e concentrarsi meglio sugli aspetti della vita che non possono essere adattati. Questo adattamento passa anche attraverso l’informazione delle persone vicine, che dovranno adeguare le proprie abitudini e richieste alle esigenze e ai limiti della persona.
L’ADHD continua a risentire di una cattiva reputazione e di una rappresentazione errata. I bambini con una forma in cui prevale l’iperattività subiscono maggiormente, sul piano sociale, le conseguenze della scarsa conoscenza del disturbo. Nonostante le difficoltà che comporta, l’ADHD può anche diventare un punto di forza quando le persone ricevono un sostegno adeguato.
È opportuno migliorare il percorso diagnostico per ridurre il più possibile le diagnosi tardive, che aumentano le difficoltà nella vita quotidiana, e migliorare la conoscenza di questo disturbo, soprattutto tra i professionisti che lavorano con bambini anche nella prima infanzia.
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FAQ sul disturbo da deficit di attenzione (ADHD) e la realtà virtuale
L’ADHD può comparire solo in età adulta?
I segni clinici dell’ADHD compaiono durante l’infanzia, ma possono rimanere poco evidenti grazie a un ambiente di sostegno. A volte diventano più visibili in età adulta, quando aumentano le richieste e diminuiscono le risorse disponibili per gestire le difficoltà funzionali.
Qual è la differenza tra i sintomi e le caratteristiche specifiche dell’ADHD?
I sintomi sono segni clinici che causano una sofferenza o una compromissione significativa del funzionamento e vengono considerati ai fini della diagnosi. Le caratteristiche specifiche sono altri segni osservati frequentemente nelle persone con ADHD: non sono necessari per la diagnosi, ma possono aiutare a formularla correttamente.
L’ADHD è ereditario?
La genetica è la principale ipotesi proposta per spiegare l’insorgenza dell’ADHD. I bambini nati in famiglie in cui uno o più membri hanno ricevuto una diagnosi corrono un rischio maggiore di riceverla a loro volta. Possono intervenire anche fattori ambientali, come lo stress durante la gravidanza.
Che cos’è l’iperconcentrazione nelle persone con ADHD?
L’iperconcentrazione si verifica quando un’attività offre un alto livello di stimolazione. La persona può allora perdere la cognizione del tempo e dedicarvi ore, talvolta dimenticando di mangiare. Spesso viene interrotta da uno stimolo esterno o da una sensazione fisica abbastanza intensa.
È possibile trattare l’ADHD senza farmaci?
Sì, il trattamento dell’ADHD è multidisciplinare. Comprende un lavoro sulle capacità cognitive e funzionali con psicologi, logopedisti, psicomotricisti o terapisti occupazionali, insieme all’adattamento dell’ambiente del paziente. I farmaci restano un’opzione, non un obbligo.
Perché è difficile ottenere il metilfenidato per gli adulti che ricevono una diagnosi tardiva?
La prescrizione richiede di dimostrare che i segni dell’ADHD erano presenti durante l’infanzia. Le persone che ricevono la diagnosi in età adulta devono quindi poter documentare questa presenza precedente, e ciò rappresenta il principale ostacolo all’accesso al trattamento.
L’ADHD è davvero un disturbo da deficit di attenzione?
Secondo un numero crescente di ricercatori, no. Le persone con ADHD possono mantenere un’attenzione intensa per ore in determinate situazioni. Si tratterebbe piuttosto di una difficoltà nella regolazione dell’attenzione e delle emozioni, associata a un bisogno di stimolazione.
L’ADHD può essere una risorsa nella vita quotidiana?
Nonostante le difficoltà che comporta, l’ADHD può diventare un punto di forza quando la persona riceve un sostegno adeguato. Il disturbo risente soprattutto di una cattiva reputazione e di una rappresentazione errata, in particolare nel caso dei bambini con una forma in cui prevale l’iperattività.
Autore
C2Care